In questo periodo l'assistenza sanitaria in Italia si incentrava, ancora, sulla mutualità.
Le mutue si concretizzavano in assicurazioni obbligatorie contro i rischi di malattie ed erano finanziate attraverso la solidarietà dei lavoratori e il contributo finanziario dei datori di lavoro. Con l'assicurazione il lavoratore acquisiva il diritto all'assistenza sanitaria e manteneva identità di situazione economica in caso di malattia. Chi non aveva lavoro regolare o era disoccupato era escluso dalla tutela ed erano a suo totale carico tutte le prestazioni sanitarie, unica eccezione era l'iscrizione nell'elenco comunale dei poveri che garantiva un livello minimo di tutela sanitaria.
Le mutue o garantivano direttamente il servizio attraverso strutture poliambulatoriali o sostenevano i costi rimborsando il soggetto dalle spese sanitarie sostenute.
L'assistenza era, tuttavia, disomogenea dipendendo dalle diversa disponibilità finanziaria di ciascuna mutua.
Negli anni 50/60 avveniva, inoltre, la fusione delle mutue in grandi enti come INAM, ENPAS, INADEL ed ENPDEP.
Negli anni 50/60 avveniva, inoltre, la fusione delle mutue in grandi enti come INAM, ENPAS, INADEL ed ENPDEP.
La politica sanitaria era affidata al Ministero della sanità (legge n.296 del 1958), coadiuvato dal Consiglio superiore della sanità (organo tecnico-consultivo) e dall'Istituto superiore della sanità (organo tecnico-scientifico). A livello periferico operavano il medico provinciale, il veterinario provinciale, l'ufficiale sanitario comunale, gli ufficiali di sanità marittima, aerea e di frontiera., e, con funzione consultiva, il Consiglio provinciale di sanità.
La principale struttura sanitaria era la struttura ospedaliera. Con la legge n.132 del 1968 gli ospedali divennero enti ospedalieri, cioè enti che "istituzionalmente provvedono al ricovero ed alla cura degli infermi", in altre parole enti pubblici..’
Gli enti ospedalieri, tuttavia, entrarono ben presto in crisi. Sotto l'aspetto finanziario, le mutue pagavano in ritardo "le rette di degenza"; relativamente all'efficienza delle strutture si evidenziava, invece, eccessivo numero di ricoveri, allungamento dei tempi di degenza, e mancanza di un filtro tra territorio e ospedale con conseguente incremento dei ricoveri impropri.
Per tali motivi si avvertiva la necessità di un riforma sanitaria organica.
Con la legge 17 agosto 1974 n. 386, che stabiliva l'estinzione dei debiti degli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri, si dava l'avvio alla riforma.
Possiamo ricordare, tra le leggi anticipatrici di tale riforma, la legge del 22 dicembre 1975, n. 685 sulla prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza; la legge 22 maggio 1978 n.194 sull'interruzione volontaria della gravidanza e la legge 13 maggio 1978 n.180 sull'abolizione delle strutture manicomiali che ha regolato con dovizia di particolari il TSO e introdotto nuovi concetti per il trattamento della malattia mentale..

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